lunedì 23 gennaio 2012

CONSOLO 3

Vincenzo Consolo

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« Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. »

(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988)

Vincenzo Consolo (Sant'Agata di Militello, 18 febbraio 1933Milano, 21 gennaio 2012) è stato uno scrittore e saggista italiano. È considerato uno tra i maggiori narratori italiani contemporanei. È un autore sui generis perché non scrive veri e propri romanzi, convinto com'è che "non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore", ma predilige una narrazione orientata verso la poesia.

Indice
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·                                 1 Biografia
·                                 2 La poetica
o                                        2.1 Il rapporto con la Sicilia
o                                        2.2 La percezione del male di vivere
o                                        2.3 La lingua
o                                        2.4 Il sorriso dell'ignoto marinaio
o                                        2.5 Lunaria
o                                        2.6 Retablo
o                                        2.7 Le pietre di Pantalica
·                                 3 Opere
o                                        3.1 Romanzi e racconti
o                                        3.2 Saggi
o                                        3.3 Contributi
·                                 4 Collaborazioni
·                                 5 Premi
·                                 6 Note
·                                 7 Bibliografia
·                                 8 Altri progetti

Biografia [modifica]

Nato a Sant'Agata di Militello (Messina) nel 1933, dopo le scuole superiori, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano, ma si laurea, con una tesi in filosofia del diritto, all'Università di Messina, dopo aver assolto il servizio militare.
Conclusi gli studi universitari, ritorna in Sicilia, dove si dedica all'insegnamento nelle scuole agrarie. Nel 1963 esordisce con il suo primo romanzo, La ferita dell'aprile, squarcio sulla vita di un paese siciliano movimentato dalle lotte politiche dei primi anni del dopoguerra. I suoi riferimenti umani e letterari, in quella stagione, sono lo scrittore Leonardo Sciascia e il poeta Lucio Piccolo.
Nel 1968, avendo vinto un concorso alla Rai, si trasferisce a Milano, dove ha vissuto e lavorato fino alla sua morte, svolgendo un'intensa attività giornalistica, con lunghi soggiorni nel paese d'origine.
La vera rivelazione arriva nel 1976, con Il sorriso dell'ignoto marinaio, singolare ricostruzione di alcuni eventi svoltisi nel nord della Sicilia al passaggio dal regime borbonico a quello unitario e culminati nella sanguinosa rivolta contadina di Alcara Li Fusi nel maggio 1860. Un anno dopo, nel 1977, Consolo diviene consulente editoriale della Einaudi per la narrativa italiana, insieme, tra gli altri, a Italo Calvino e Natalia Ginzburg.
Tra le altre sue opere principali: Retablo (1987), Nottetempo, casa per casa (1992), L'olivo e l'olivastro (1994), Lo spasimo di Palermo (1998), Di qua dal faro (2001). Tra i racconti: Le pietre di Pantalica (1988), Per un po' d'erba ai limiti del feudo (in Narratori di Sicilia a cura di L. Sciascia e S. Guglielmino, 1967), Un giorno come gli altri (in Racconti italiani del Novecento a cura di E. Siciliano, 1983), il racconto teatrale Lunaria (1985), Catarsi (1989).
Nel 2007 ha ricevuto la laurea honoris causa in Filologia moderna dall'Università di Palermo (nella stessa giornata, insieme a Luigi Meneghello).
La sua ultima opera è Il corteo di Dioniso (2009).
I suoi libri sono stati tradotti in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, olandese, rumeno, catalano.
Insieme a vari premi ricevuti nel corso degli anni, ha vinto nel 1992, con Nottetempo, casa per casa, il prestigioso Premio Strega e nel 1994 il Premio Internazionale Unione Latina per l'insieme della sua opera.
Muore il 21 gennaio 2012 a Milano, dopo una lunga malattia.

La poetica [modifica]

La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. Egli è infatti attento alle più varie possibilità di linguaggio, e questo lo conduce a una appassionata interrogazione del passato. La ricerca di questa memoria storica riguarda il mondo della Sicilia, il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente, portano questa contraddizione all'estremo, le danno una singolare capacità conoscitiva.

Il rapporto con la Sicilia [modifica]

Consolo, come tanti scrittori siciliani moderni, scrive costantemente della sua terra d'origine, traendo spunto dal materiale autobiografico relativo alla sua infanzia e giovinezza "isolana". Ciò gli ha permesso di ricostruire nelle sue opere momenti e vissuti personali attraverso il "filtro" di un particolare tipo di memoria che si tinge di nostalgia. Questa posizione di distanza materiale e vicinanza affettiva sembra provenire insieme da un rapporto di amore e odio con la Sicilia, e da una doppia esigenza artistica e conoscitiva.
Da una parte la distanza consente una messa a fuoco migliore e più oggettiva della realtà siciliana, che può essere giudicata più chiaramente anche perché posta in relazione con quanto accade nel "continente". Da un'altra parte però, la terra dell'infanzia e di un passato ancora più remoto, ricostruita sul filo della memoria personale, diviene un luogo forse idealizzato dal ricordo e dalla nostalgia, ma anche per questo capace di diventare un termine di paragone per rilevare la violenza del tempo e le trasformazioni che devastano un mondo ingiusto ma comunque carico di valori positivi, per sostituirlo con un mondo non meno ingiusto e per di più impoverito sul piano umano.

La percezione del male di vivere [modifica]

Al centro di quasi ogni opera di Consolo vi è la percezione del male di vivere. Egli rappresenta la tragedia del vivere su due livelli diversi. Innanzitutto c'è la riflessione esistenziale e trascendentale sul destino eterno dell'uomo, sulla sua sofferenza e sull'inevitabile vittoria della corrosione e della morte.
In Filosofiana, uno dei racconti de Le pietre di Pantalica, il protagonista si chiede:


« Ma che siamo noi, che siamo?... Formicole che s'ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant'arriere senza sosta sopra quest'aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro' di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d'ossa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d'una lastra, qualche scena o figura. »



Bisogna notare che questa riflessione avviene mentre il protagonista sta "masticando pane e pecorino con il pepe", controbilanciando così il tono alto con un riferimento basso, quasi comico: una situazione tipica della narrativa di Consolo.
Consolo tende spesso a ricordare al lettore che la sofferenza è sì di tutti, ma che non si distribuisce in parti uguali, anzi rispetta perfettamente le differenze di classe. Ecco quindi che si arriva all'altro livello della rappresentazione della tragedia del mondo, e alla violenza non più della natura sull'uomo ma dell'uomo contro il suo simile. Egli sottolinea soprattutto la recita esterna del potere, "quella di sempre, che sempre ripetono baroni, proprietari e alletterati con ognuno che viene qua a comandare, per avere grazie, giovamenti, e soprattutto per fottere i villani".

La lingua [modifica]

Di particolare interesse è il modello linguistico di Consolo. La sua "lingua" è una ricerca continua di originalità.
In un'intervista curata da Marino Sinibaldi egli ha dichiarato:


« Fin dal mio primo libro ho cominciato a non scrivere in italiano. Ho voluto creare una lingua che esprimesse una ribellione totale alla storia e ai suoi esiti. Ma non è dialetto. È l'immissione nel codice linguistico nazionale di un materiale che non era registrato, è l'innesto di vocaboli che sono stati espulsi e dimenticati. Io cerco di salvare le parole per salvare i sentimenti che le parole esprimono, per salvare una certa storia. »



La caratteristica fondamentale della lingua di Consolo è la tensione verso l'affermazione di una propria identità, riconoscibile quasi in ogni frase. Egli vuole creare una distanza fra la sua lingua e la povertà d'espressione della lingua di uso corrente. Per ottenere ciò si allontana dal lessico dell'italiano comune cancellando quasi il tono medio, e ricorre a una pluralità di lessici (soprattutto l'italiano antico e il siciliano) e a una pluralità di registri e di toni, dal tragico, al lirico, al familiare, al triviale. Questa contrapposizione alto-basso, tragico-comico, ricorda lo sperimentalismo linguistico di altri autori, primo fra tutti Gadda.
La compresenza contraddittoria di tragico e comico coincide anche con quel "sentimento del contrario" dell'umorismo di Pirandello. La pluralità di toni e di lingue comporta anche una pluralità di prospettive. Se in alcune opere troviamo narratori diversi che osservano la realtà dal proprio punto di vista, in generale Consolo sceglie di raccontare secondo la prospettiva soggettiva e parziale di qualcuno che è dentro la storia.

Il sorriso dell'ignoto marinaio [modifica]



« Tutta l'espressione di quel volto era fissata, per sempre, nell'increspatura sottile, mobile, fuggevole dell'ironia, velo sublime d'aspro pudore con cui gli esseri intelligenti coprono la pietà. »



Il sorriso dell'ignoto marinaio viene pubblicato nel 1976 per l'Einaudi ed è il primo vero successo di Vincenzo Consolo. È un'opera percorsa da una forte tensione civile, un romanzo storico che riporta nella Sicilia dei moti rivoluzionari del 1860 ed ha al centro una sommossa contadina che si scatena in un piccolo paese all'arrivo delle truppe di Garibaldi. Questa sommossa è l'occasione per una presa di coscienza del protagonista, il barone filantropo Mandralisca di Cefalù (che riceve in dono a Lipari il celebre ritratto che Antonello da Messina disegnò tra il 1460 e il 1470 su una tavola di piccole dimensioni). È attraverso quest'ultimo che l'autore si interroga su grandi temi come la posizione dell'intellettuale dinanzi alla storia, il valore e le possibilità della scrittura letteraria, gli eventi cruciali della storia civile italiana, del passato e del presente. Consolo, attraverso la figura di Mandralisca si fa portavoce del malessere delle genti siciliane e dello spirito popolare tradito dalle strutture politiche. Egli inserisce nel racconto documenti dell'epoca, spesso manipolati; importante è perciò, in questo romanzo, la commistione tra arte e narrativa, tra storia e attualità.
Il tema del Risorgimento fallito, della continuazione sotto nuova veste di una secolare oppressione, molto caro a tanta narrativa siciliana, viene qui affrontato con il continuo passaggio da una rappresentazione corale a una centrata su due personaggi storici reali, Mandralisca appunto e l'avvocato Giovanni Interdonato (che rientra in Sicilia per organizzare l'opposizione ai Borboni), nel quale il barone riscontra quel sorriso beffardo del dipinto: dalle vicende di questi personaggi scaturiscono situazioni diverse, disposte su piani molteplici, che scendono sempre più in basso nella scala sociale. La lingua è tesa e carica, ricca di suggestioni barocche; sono combinate parole di varia provenienza, arcaiche, dialettali, tecniche, letterarie, straniere.
Il libro è percorso da alcune immagini-chiave: il ritratto di Antonello da Messina, in cui la figura umana è fissata "per sempre, nell'increspatura sottile, mobile, fuggevole dell'ironia"; la "chiocciola" in cui si leggono i segni della "storia che vorticando dal profondo viene". Anche grazie a queste immagini si scopre il tema profondo del libro, ovvero la disperata ricerca di una speranza di giustizia, in un mondo dominato dalla violenza, dall'oppressione e dall'inganno. La chiave dello sguardo che lo scrittore ha sul mondo sta nel sorriso del marinaio, descrizione del quadro di Antonello da Messina:


« Il Mandralisca si trovò di fronte un uomo con uno strano sorriso sulle labbra. Un sorriso ironico, pungente e nello stesso amaro, di uno che molto sa e molto ha visto, sa del presente e intuisce del futuro; di uno che si difende dal dolore della conoscenza e da un moto continuo di pietà. E gli occhi aveva piccoli e puntuti, sotto l'arco nero delle sopracciglia. Due pieghe gli solcavano il viso duro, agli angoli della bocca, come a chiudere e ancora accentuare quel sorriso. »



Lunaria [modifica]

Il protagonista di questo romanzo è un viceré malinconico e misantropo, afflitto dall'esuberanza della moglie così come dalla grande quantità di parenti e cortigiani, costretto a vivere in una città solare e violenta di cui è l'unico a vedere la reale decadenza, obbligato a rappresentare un potere in cui non crede.
Questo personaggio lunatico una notte sogna la caduta della luna. E la luna cade davvero, in una contrada del vicereame, gettando scompiglio tra i contadini ma ancor più tra gli accademici chiamati a spiegare il prodigio con la loro povera scienza.

Retablo [modifica]

Il titolo del romanzo, pubblicato nel 1987, è formato da un termine catalano, retablo, che indica un insieme di figure che rappresentano i diversi momenti di una storia, una narrazione pittorica costruita su tavole collegate tra loro. Il titolo allude alla struttura complessa del libro, basata su in intreccio di piani narrativi, di rapporti tra scrittura e immagine.
Il romanzo, ambientato in pieno Settecento racconta le vicende di due personaggi. Il primo è un pittore milanese, imbevuto di cultura illuminista e amante dell'antichità classica, che viaggia per la Sicilia tenendo un diario destinato alla donna amata, Teresa Blasco (la quale però -egli lo apprende durante il viaggio- sposerà Cesare Beccaria, l'autore del famoso Dei delitti e delle pene). Il pittore si chiama Fabrizio Clerici, lo stesso nome di un importante pittore e scenografo del XX secolo, amico di Consolo, del quale sono inseriti nel libro cinque disegni. Il secondo personaggio è il frate siciliano Isidoro, tormentato dall'amore sconvolgente per una donna di nome Rosalia, che durante il viaggio farà da aiutante e cicerone al pittore.
L'amore lontano e impossibile, tanto più profondo quanto irrealizzabile, è per i due personaggi la guida che conduce alla conoscenza della realtà, della Sicilia che essi percorrono, barocca, seducente, dai colori e profumi eccessivi, dove si scontrano e si fondono risonanze di mondi lontani e diversi. Nel gioco sottile di rimandi su cui il libro è strutturato, in una prosa ricca e capace di riflettere in sé l'accesa evidenza del reale, si afferma il bisogno di una ragione capace di rimanere presente a se stessa pur nel ribollire della materia e della violenza.

Le pietre di Pantalica [modifica]

Le Pietre di Pantalica è una raccolta di racconti, scritta nel 1988. Pantalica, necropoli rupestre formata da circa 5.000 grotte scavate fra il XIII e l'VIII secolo a.C., vale come esempio di luogo da conservare intatto per la sua suggestione naturale e artistica, ma soprattutto come simbolo di una autenticità umana che sembra in via di estinzione.
La storia ha inizio con la fine della seconda guerra mondiale, e la prima sezione del libro, Teatro, raccoglie i frammenti di un possibile romanzo sulla Sicilia all'epoca dello sbarco degli americani nel 1943. La liberazione e il dopoguerra avevano alimentato una grande speranza di riscatto, cui ha fatto seguito però una grande disillusione. Non per caso in Teatro, soprattutto nella serie "Ratumeni", dedicata a un episodio di occupazione di terre, si ritrovano molti problemi che erano già al centro de Il sorriso dell'ignoto marinaio: anzitutto la continuità del potere economico-sociale al di là dei cambiamenti formali di governo, e l'estraneità della gente siciliana allo stato italiano.
Il titolo di questa prima sezione sottolinea però anche un altro aspetto della concezione del mondo consoliana, ovvero l'idea che la vita umana sia sorretta da un gioco illusionistico, e assomigli a una rappresentazione teatrale. È una concezione barocca, che, per i legami profondi fra la cultura siciliana e quella spagnola, si ritrova in molti scrittori dell'isola.
La seconda sezione, Persone, raccoglie una serie di ritratti di intellettuali: Sciascia, Buttitta, Antonino Uccello, Lucio Piccolo. A questi si aggiunge, ne I linguaggi del bosco, una rilettura di una fase dell'infanzia di Consolo stesso attraverso due fotografie del 1938, che ritraggono il padre dello scrittore accanto al suo principale strumento di lavoro, un fiammante camion. Si ripropone così esplicitamente un altro motivo caro a Consolo, dal Sorriso a Retablo, quello cioè dell'intreccio fra l'arte della parola e quella dell'immagine.


« Con l'aiuto di una lente, cerco di leggere e descrivere queste due foto. (…) Voglio solo fare una lettura oggettiva, letterale, come di reperti archeologici o di frammenti epigrafici, da cui partire per la ricostruzione, attraverso la memoria, d'una certa realtà, d'una certa storia. »



Con Eventi, la successiva sezione, lo scrittore si porta ad un contatto ravvicinato con la cronaca. Per esempio il "Memoriale di Basilio Archita" è una riscrittura, a pochi giorni dai fatti, di un atroce episodio di clandestini africani buttati in pasto ai pescecani da un mercantile greco[1]. Usando la prima persona grammaticale Consolo si mette nei panni di un immaginario marittimo italiano coinvolto nel delitto, ricostruendo un gioco di suspense e anticipazioni narrative. Né si deve trascurare lo sforzo di fingere un linguaggio poverissimo, carico di forme del parlato comune, lontanissimo dunque dello stile consueto dell'autore. Curiosamente però nel personaggio di Basilio, in teoria distante dalla personalità di chi lo ha inventato, c'è anche un autoritratto, e nemmeno tanto nascosto: "Io non sono buono a parlare, mi trovo meglio a scrivere".
In effetti Consolo dissemina e nasconde nelle sue opere autoritratti. Anche la bambina compagna di giochi dell'autore nell'unico racconto direttamente autobiografico, Amalia, che rivela a Vincenzo "il bosco più intricato e segreto" e che conosce infinite lingue, sembra, oltre che un personaggio reale, anche un alter ego del narratore. Amalia infatti "Nominava" le cose "in una lingua di sua invenzione, una lingua unica e personale, che ora a poco a poco insegnava a me e con la quale per la prima volta comunicava".

Opere [modifica]

Romanzi e racconti [modifica]

  • La ferita dell'aprile, romanzo, Milano, Mondadori, 1963; Torino, Einaudi, 1977; Mondadori 1989 (con introduzione di Gian Carlo Ferretti).
  • Per un po' d'erba ai limiti del feudo, racconto, in Narratori di Sicilia, a cura di Leonardo Sciascia e S. Guglielmino, Milano, Mursia, 1967.
  • Il sorriso dell'ignoto marinaio, romanzo, Torino, Einaudi, 1976; Milano, Mondadori, 1987 (introduzione di Cesare Segre).
  • Un giorno come gli altri, racconto, in Racconti italiani del Novecento, a cura di Enzo Siciliano, Milano, Mondadori, 1983.
  • Lunaria, racconto, Torino, Einaudi, 1985; Milano, Mondadori, 1996.
  • Retablo, romanzo, Palermo, Sellerio, 1987; Milano, Mondadori, 2000.
  • Le pietre di Pantalica, racconti, Milano, Mondadori, 1988; 1990 (con introduzione di Gianni Turchetta).
  • Catarsi, racconto, in Trittico, a cura di Antonio Di Grado e Giuseppe Lazzaro Danzuso, Catania, Sanfilippo, 1989.
  • Nottetempo, casa per casa, romanzo, Milano, Mondadori, 1992 Premio Strega; 1994 (con introduzione di Antonio Franchini); Torino, Utet, 2006 (con prefazione di Giulio Ferroni).
  • Fuga dall'Etna, Roma, Donzelli, 1993.
  • Nerò metallicò, Genova, Il Melangolo, 1994; Roma, Gremese, 2009.
  • L'olivo e l'olivastro, Milano, Mondadori, 1994.
  • Lo spasimo di Palermo, Milano, Mondadori, 1998.
  • Di qua dal faro, Milano, Mondadori, 1999.
  • Il teatro del sole: racconti di Natale, Novara, Interlinea, 1999.
  • Il viaggio di Odisseo (con Mario Nicolao), introduzione di Maria Corti, Milano, Bompiani, 1999.
  • La rovina di Siracusa racconto in Rappresentare il Mediterraneo. Lo sguardo italiano, Messina, Mesogea, 2000.
  • Isole dolci del dio, Brescia, L' obliquo, 2002.
  • Oratorio, Lecce, Manni, 2002.
  • Il corteo di Dioniso, Roma, La Lepre edizioni, 2009.

Saggi [modifica]

  • Nfernu veru. Uomini e immagini dei paesi dello zolfo, Roma, Edizioni del Lavoro, 1985.
  • La pesca del tonno in Sicilia, Palermo, Sellerio, 1986.
  • Il barocco in Sicilia, Milano, Bompiani, 1991.
  • Vedute dallo stretto di Messina, Palermo, Sellerio, 1993.
  • I ritorni: conversazioni in Sicilia, Padova, Imprimitur, 1997.

Contributi [modifica]

  • Prefazione a Carlo Levi, Le parole sono pietre, Torino, Einaudi, 1955.
  • Introduzione a Christophe Charle, Letteratura e potere, Palermo, Sellerio, 1979.
  • Un castello di vigilia, post-fazione a Giovanni Verga, Le storie del castello di Trezza, Palermo, Sellerio, 1982.
  • I nostri Natali perduti, in Antonino Buttitta (a cura di), Il Natale, Palermo, Edizioni Guida, 1985.
  • Prefazione a Basilio Reale, Sirene siciliane, Palermo, Sellerio, 1986.
  • L'ulivo e la giara, in Omaggio a Pirandello, a cura di Leonardo Sciascia, Milano, Bompiani, 1986.
  • La Cocuzza, in Almanacco della Cometa, Roma, Edizioni della Cometa, 1986.
  • Introduzione a J. W. Goethe, Viaggio in Sicilia, Siracusa, Ediprint, 1987.
  • Introduzione a Nino Savarese, Storie di provincia, Palermo, Nuova Editrice Meridionale, 1988.
  • Nota in Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso, Palermo, Sellerio, 1990.
  • Lo scrittore di pensiero, in Leonardo Sciascia, Quaderno, Palermo, Nem, 1991.
  • Postfazione a Ġassān Kanāfanī, Uomini sotto il sole, Palermo, Sellerio, 1991.
  • Introduzione a Album Pirandello, a cura di Maria Luisa Aguirre D'Amico, Milano, Mondadori, 1992.
  • Introduzione a Maria Attanasio, Correva l'anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile, Palermo, Sellerio, 1994.
  • Madre Coraggio, in Viaggio in Palestina, Roma, Nottetempo, 2003.

Collaborazioni [modifica]

Numerose le collaborazioni con giornali e riviste.
  • Nel 2006 ha partecipato al documentario Oltre Selinunte leggendo alcuni passi dal suo romanzo Retablo.[2]
  • Nel 2008 ha partecipato al documentario L'isola in me di Ludovica Tortora de Falco, produzione Arapan, come narratore del documentario che riscopre la voce preziosa di Consolo attraverso i suoi testi e le immagini della sua Sicilia.[3]

Premi [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Clandestini africani in pasto ai pescecani Notizia da LaRepubblica.it
  2. ^ Oltre Selinunte Scheda film di Cinecittà Luce Filmitalia.
  3. ^ [1] Scheda film di Arapàn.
  4. ^ Vincenzo Consolo, Premio Strega 1992.
  5. ^ Scheda su Vincenzo Consolo
  6. ^ Vincitori del Premio Brancati - Narrativa, 1999.
  7. ^ Vincitori del Premio Flaiano - Narrativa, 1999.
  8. ^ Vincitori del Premio Feronia - Narrativa, 2000.

Bibliografia [modifica]

  • Gianni Turchetta, Introduzione a Le pietre di Pantalica, Milano: Mondadori, 1988
  • Gaetano Compagnino, La talpa e la lumaca. Vincenzo Consolo narratore, in Narratori siciliani del secondo dopoguerra, a cura di Sarah Zappulla Muscarà, Catania: Maimone, 1990
  • Flora Di Legami, Vincenzo Consolo: la figura e l'opera, Marina di Patti: Pungitopo, 1990
  • Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Milano: Einaudi, 1991
  • Natale Tedesco, La scala a chiocciola, Palermo: Sellerio, 1991
  • Giuseppe Saja (a cura di), Omaggio a Vincenzo Consolo, Palermo: Lo Giudice, 1994
  • Attilio Scuderi, "Scrittura senza fine. Le metafore malinconiche di Vincenzo Consolo", Enna: Il Lunario, 1997
  • Ferruccio Parazzoli, Il gioco del mondo: dialoghi sulla vita, i sogni, le memorie (con Consolo e altri), Cinisello Balsamo: San Paolo, 1998
  • Giuseppe Traina, Vincenzo Consolo, Fiesole (Firenze): Cadmo, 2002
  • Enzo Papa (a cura di), Per Vincenzo Consolo. Atti delle giornate di studio di Siracusa, 2-3 maggio 2003, Lecce: Manni, 2004
  • Giuliana Adamo (a cura di), La parola scritta e pronunciata: nuovi saggi sulla narrativa di Vincenzo Consolo, prefazione di Giulio Ferroni, Lecce: Manni, 2006
  • Vincenzo Pascale, Lo sguardo e la storia: il sorriso dell'ignoto marinaio di Vincenzo Consolo, Roma: Vecchiarelli, 2006
  • Domenico Calcaterra, Vincenzo Consolo : le parole, il tono, la cadenza, Catania: Prova d'autore, 2007
  • L'isola in me: in viaggio con Vincenzo Consolo, film documentario di Ludovica Tortora de Falco, Roma: Arapán, 2008 (DVD, durata 75')
  • Salvo Puglisi, Soli andavamo per la rovina: saggio sulla scrittura di Vincenzo Consolo, Acireale-Roma: Bonanno, 2008
  • Salvatore Trovato, Italiano regionale, letteratura, traduzione. Pirandello, D'Arrigo, Consolo, Occhiato, Leonforte: Euno Edizioni, 2011

Altri progetti [modifica]

Addio a Vincenzo Consolo da Mistrettanews

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